Pasquale Casillo Foggia

Pasquale Casillo: il “Re del Grano” che inventò il Foggia dei Miracoli

Pasquale Casillo Foggia: un binomio che rievoca ambizione, potere, intuizioni geniali e cadute rovinose. Non si può parlare della storia del calcio foggiano senza approfondire la figura dell’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano, l’uomo che ebbe il coraggio di scommettere sull’ignoto e di portare il Foggia a un passo dall’Europa.


📌 Indice dei contenuti


1. L’ascesa del Re del Grano

Pasquale Casillo arriva al timone del Foggia nella seconda metà degli anni ’80. Imprenditore di successo nel settore cerealicolo, tanto da meritarsi l’appellativo di “Re del Grano”, Casillo porta nel calcio la stessa spregiudicatezza e lungimiranza che lo hanno reso un leader nel commercio internazionale.

Il suo ingresso in società segna un cambio di passo immediato: non più un Foggia che punta alla semplice sopravvivenza, ma una società strutturata per sognare in grande, sostenuta dalla potenza economica di un impero che, all’epoca, sembrava inarrestabile.

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2. L’intuizione Zeman: nasce Zemanlandia

Il capolavoro di Pasquale Casillo ha un nome preciso: Zdeněk Zeman. Fu lui a riportare il tecnico boemo a Foggia nel 1989, dopo una prima parentesi poco fortunata anni prima. Casillo non cercava solo un allenatore, cercava un rivoluzionario.

Il rapporto tra i due era unico: Casillo forniva la protezione societaria e le risorse, Zeman trasformava perfetti sconosciuti in fuoriclasse. Insieme a Peppino Pavone, direttore sportivo e braccio destro di Casillo, crearono un laboratorio calcistico che portò il Foggia in Serie A, facendolo diventare la squadra più amata d’Italia per il suo gioco d’attacco totale.

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3. Il modello Casillo: comprare a poco, vendere a tanto

Casillo fu un precursore del calcio moderno. Capì prima degli altri che una piazza come Foggia poteva sostenersi solo attraverso lo scouting e le plusvalenze. Acquistava giocatori quasi ignoti (come Signori dal Piacenza o Baiano dall’Empoli) per pochi milioni di lire, per poi rivenderli a peso d’oro alle grandi del Nord dopo averli valorizzati nel sistema di Zeman.

Sotto la sua presidenza, il Foggia divenne una bottega pregiatissima, capace di sfidare i colossi del calcio italiano con un bilancio sano e una qualità tecnica invidiabile. Il 9° posto in Serie A del 1992 resta il punto più alto di quella gestione visionaria.

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4. La tempesta giudiziaria e la fine di un’epoca

Il sogno si interrompe bruscamente nel 1994. Pasquale Casillo viene travolto da vicende giudiziarie pesantissime che colpiscono il suo impero economico. È l’inizio della fine per il “Grande Foggia”.

Senza la guida e le risorse del suo presidente, la squadra subisce un lento declino che culminerà con la retrocessione e anni di oblio. Casillo affronterà un lunghissimo iter processuale che lo vedrà, molti anni dopo, assolto dalle accuse più gravi, ma il danno al suo impero e al calcio foggiano era ormai irreversibile.

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5. Il romantico (e amaro) ritorno del 2010

Nel 2010, dopo sedici anni, Pasquale Casillo torna alla guida del Foggia insieme a Peppino Pavone e, incredibilmente, a Zdeněk Zeman. È l’operazione nostalgia più incredibile della storia del calcio italiano: “Zemanlandia 2.0”.

Nonostante l’entusiasmo iniziale e una squadra capace di segnare valanghe di gol (con talenti come Insigne e Sau), il miracolo non si ripete a livello di risultati finali. L’avventura si chiude dopo un solo anno, lasciando un velo di malinconia per quello che sarebbe potuto essere e non è stato.

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6. L’eredità di un presidente fuori dagli schemi

Pasquale Casillo, scomparso nel 2020, resta una figura che divide ma che nessuno può ignorare. Per i tifosi del Foggia, rappresenta l’uomo che ha permesso di guardare negli occhi il Milan degli invincibili e la Juventus, portando i colori rossoneri alla ribalta internazionale.

Al di là delle controversie, il suo lascito è chiaro: ha dimostrato che con le idee, il coraggio e un briciolo di follia, anche in una città del Sud si può costruire qualcosa di unico e irripetibile. Senza Casillo, Zemanlandia sarebbe stata solo un bel sogno nel cassetto di un allenatore boemo; con lui, è diventata realtà.

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